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La mia lettera ad Oplà

Caro Oplà,

ti scrivo per parlarti di me. Mi chiamo Gaia, ho 12 anni e frequento la seconda media. Ti scrivo per raccontarti del periodo in cui mi trovo adesso, il periodo della vita in cui è tutto un mix di gioie, dolori, di bene e male, di pianti e sorrisi, un po’ perché si è più fragili, e un po’ perché gli ormoni vanno a mille! Come avrai già capito sono adolescente e non saprei come descrivere l’adolescenza se non con la parola “caos”.

La vita di un adolescente è un caos di emozioni, di esperienze e di scoperte. Ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo ci sentiamo pieni di noi stessi, imbattibili, quasi superficiali da sottovalutare il resto per via del nostro orgoglio. Come ho detto sono vari i motivi per definirci dei mocciosi pieni di sé che sanno poco della vita. Possiamo sentirci chissà chi martedì e avere autostima al top il giorno dopo. Possiamo sentire il bisogno a un certo punto della nostra adolescenza di avere una persona al nostro fianco e due settimane dopo odiare ogni tipo di contatto sentimentale ed è cosi che mi ritrovo a definire meglio il mondo adolescenziale con l’aggettivo “lunatico”. Sì, siamo lunatici e anche molto. A volte sprizziamo gioia, altre volte malinconia, altre ancora felicità oppure non vogliamo vedere nessuno.

E’ così che il nostro mondo è strano agli occhi degli altri, sembriamo pazzi noi adolescenti perché più che seguire la nostra mente seguiamo l’istinto…pazzo, bellissimo, magnifico, sfuggente. Gli adulti ci vedono strani perché è un periodo che forse hanno dimenticato in fretta, è sbiadito nei loro ricordi. Probabilmente ricordano il primo giorno di scuola o il voto della laurea. Nessun studioso è ancora riuscito a tirare le somme per curare la pazzia dell’adolescenza che resta il periodo più bello e complicato per la vita di ognuno di noi.

Gaia

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